LA SALUTE MENTALE HA LA FORMA DELLA QUOTIDIANITÀ «PER ABBRACCIARE I PROPRI DIFETTI»
Tipologia: Notizia
Gli operatori della Neuropsichiatria Infantile dell’ASST di Cremona
incontrano gli adolescenti nelle scuole della città.
Dal silenzio arrivano le domande dei ragazzi: «come si fa a chiedere aiuto?»
Anche il disagio emotivo merita ascolto e cura
Quando si parla di futuro, aspettative, rabbia e giornate storte, i ragazzi capiscono al volo. Perché sono esperienze che attraversano la loro vita, a scuola, nelle relazioni, in famiglia e nel tempo libero. È partendo da qui che la salute mentale smette di sembrare un tema lontano e prende la forma della quotidianità.
Con questo obiettivo, Arianna Bellandi e Luciano Adamo, educatori professionali; Federica Bellantuono e Alessandro Filippini, tecnici della riabilitazione psichiatrica; e Gloria Bonaldi, coordinatrice della Neuropsichiatria Infantile dell’ASST di Cremona, diretta da Cristina Resi, hanno incontrato oggi, 29 gennaio 2026, gli studenti di tre scuole cremonesi: l’Istituto tecnico Janello Torriani, IAL e Liceo Artistico Antonio Stradivari.
LA NEUROPSICHIATRIA INFANTILE ENTRA NELLE SCUOLE
Una ventina di studenti di ogni scuola, in rappresentanza dei loro compagni, ha partecipato a un incontro diretto con gli operatori della Neuropsichiatria Infantile. Non una lezione frontale, ma uno spazio di ascolto e confronto, pensato per parlare ai ragazzi con parole comprensibili e vicine alla loro esperienza.
Durante gli incontri, sono stati consegnati pannelli artistici realizzati dai loro coetanei seguiti dai servizi della Neuropsichiatria Infantile in occasione della Giornata mondiale della salute mentale (10 ottobre). Le opere resteranno esposte in modo permanente in spazi dedicati e visibili a tutta la comunità scolastica.
“Un ragazzo che abbraccia i propri difetti”, “i pettegolezzi dipinti come un fumo che contamina”, “il giudizio degli altri disegnato come tanti occhi che osservano”: sono alcune delle opere che compongono i pannelli e che, insieme, costruiscono un racconto collettivo. I dipinti sono collegati tra loro da un filo rosso, simbolo di un legame che unisce emozioni, paure, fragilità e domande che, in modi diversi, appartengono a tutti.
L’arte diventa uno strumento potente perché parla senza bisogno di spiegazioni. «Le opere sono state realizzate da ragazzi della loro età – sottolinea Bellandi –. L’arte comunica, arriva non solo alla testa, ma soprattutto al cuore».
DAL SILENZIO ALLE DOMANDE CHE CONTANO
All’inizio dell’incontro a prevalere è stato il silenzio. Poi, poco alla volta, sono arrivate le parole che i ragazzi conoscono bene: ansia, amicizia, famiglia, sport, videogiochi. Arrivano anche le domande più difficili: «E se io volessi chiedere aiuto, ma a casa mi dicono che è solo una fase, che passerà?».
«Se parli di neuropsichiatria infantile o di salute mentale, i ragazzi restano in silenzio, come se fosse qualcosa che non li riguardasse – spiega Gloria Bonaldi. Quando invece si parla di futuro, ansia, verifiche, giornate no; allora l’attenzione si accende. Sono esperienze che vivono tutti i giorni».
DARE UN NOME ALLE EMOZIONI
«Con gli adolescenti dobbiamo partire dall’alfabetizzazione delle emozioni – spiega Arianna Bellandi–. In questa fase della vita le emozioni sono tante e spesso confuse. Aiutare a dare un nome a quello che si prova è fondamentale: dare un nome rassicura. Sapere che quella sensazione si chiama ansia, ad esempio, permette di capire come affrontarla».
Un lavoro che aiuta i ragazzi a mettere ordine, a non restare soli nella confusione e a riconoscere i segnali di un disagio prima che diventi più profondo.
UN BISOGNO IN CRESCITA
Sono circa 4.500 i ragazzi presi in carico dalla Neuropsichiatria Infantile di Cremona. Un numero raddoppiato dal periodo Covid in poi: da un lato per l’impatto che la pandemia ha avuto su una fase delicata come l’adolescenza, dall’altro per una maggiore consapevolezza e una minore reticenza nel chiedere aiuto.
Un dato che trova riscontro anche a livello regionale. Come ha ricordato Guido Bertolaso, assessore regionale al Welfare, «in Lombardia sono state effettuate oltre 140 mila visite di neuropsichiatria infantile, il numero più alto mai registrato. La domanda è raddoppiata negli ultimi quindici anni».
(fonte: https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/disagio-mentale-boom-di-casi-f11935a9)
A CHI RIVOLGERSI SE SI HA BISOGNO DI AIUTO
«Chiedere aiuto è possibile, e farlo presto è importante. Così come per un dolore fisico ci si rivolge a un medico, anche il disagio emotivo merita attenzione e cura», conclude Bonaldi.
I ragazzi possono parlarne con i genitori, con gli insegnanti, con un adulto di fiducia, con lo sportello psicologico scolastico, oppure con il medico di famiglia o pediatra, per attivare i servizi necessari. A Cremona è attivo anche Spazio Agio, un luogo dedicato all’ascolto dei giovani, dove è possibile confrontarsi liberamente con un operatore, anche senza impegnativa. Spazio Agio è in Piazza Giovanni XXIII, ed è aperto ogni martedì dalle 14.30 alle 17.30.
Responsabile della pubblicazione: Comunicazione
Ultimo aggiornamento: 29/01/2026