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DA LIVIGNO A CREMONA IL RIENTRO DEI SANITARI E IL “MAL D’OLIMPIADI”

Olimpiadi

Tipologia: Notizia

«La determinazione degli atleti una lezione di vita»

Otto professionisti di ASST e AREU impegnati nell’assistenza sanitaria alle Olimpiadi Invernali Milano Cortina tornano con il patrimonio di un’esperienza intensa, capace di coniugare competenza professionale e valore umano.

 

Si è conclusa con il rientro degli atleti l’esperienza dei professionisti sanitari dell’ASST di Cremona e dell’Agenzia Regionale Emergenza Urgenza della Lombardia(AREU) impegnati nella rete di assistenza sanitaria delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina, terminate lo scorso 22 febbraio.

A rappresentare il territorio cremonese sono stati il medico di emergenza-urgenza Carlotta Pacioni; le infermiere del pronto soccorso di Cremona Elisa Dordoni e Clara Ferrari; e gli operatori di AREU Cristina PilatiElisabetta Carletti e Simone Ruggeri (infermieri), insieme a Simone Cè e Andras Gennari, tecnici e autisti soccorritori.

Un’esperienza professionale e umana intensa, vissuta in un contesto altamente specializzato e caratterizzato da un’organizzazione sanitaria complessa e capillare. «Si respirava un’energia speciale», racconta Ferrari. «Ogni dettaglio era pianificato: ospedali di riferimento, medical station, mezzi di soccorso avanzati, elicotteri pronti a intervenire in ogni momento». Dietro il grande evento sportivo, una macchina organizzativa chiamata a garantire continuità assistenziale, tempestività e sicurezza, anche in condizioni operative complesse. «La concentrazione doveva rimanere sempre massima».

SENTIRSI UTILI CON «LA NEVE NEGLI OCCHI»

L’esperienza olimpica ha lasciato un segno anche sul piano personale e professionale. «Torno a casa con negli occhi la neve di Livigno e con una consapevolezza nuova», conclude Ferrari. «La determinazione degli atleti, la loro capacità di cadere e rialzarsiè una lezione che porto con me e che rafforza il mio impegno quotidiano nel lavoro in pronto soccorso».

Un sentimento condiviso anche da Pilati: «Si crea un forte spirito di squadra e di condivisione. È un’esperienza che arricchisce e che lascia il desiderio di continuare a dare il proprio contributo ogni giorno».

ESPERIENZA INTERNAZIONALE

«L’esperienza è stata arricchita dal confronto con professionisti provenienti da contesti molto diversi. La presenza dicolleghi internazionali, tra cui odontoiatri spagnoli esperti in ambito sportivo, ha rappresentato un’importante occasione di scambio professionale» – spiega Dordoni.

Sulla stessa linea Pacioni: «Ho lavorato a stretto contatto con gli atleti, confrontandomi ogni giorno con i medici delle federazioni di tutto il mondo. La partecipazione alle Paralimpiadi non era prevista inizialmente, ma ho accettato subito. È un’opportunità rara nel percorso di un sanitario».

«La fiducia ricevuta e il lavoro condiviso hanno permesso di costruire il servizio medico di Santa Giulia» – sottolinea Gennari. Medici, infermieri, tecnici e soccorritori hanno operato in modo integrato, con un approccio pragmatico e orientato al risultato. «Ognuno ha messo a disposizione le proprie competenze. Quando c’era bisogno, non contava il ruolo ma l’obiettivo comune: garantire un’assistenza efficace e tempestiva».

IL VALORE DELLO SPORT

«Le premiazioni sono il ricordo più intenso – racconta Cè –. L’emozione degli atleti e il rispetto reciproco sul podio erano evidenti. Anche sugli spalti si respirava lo stesso clima: partecipazione e rispetto, al di là del risultato».

«Nonostante i ritmi serrati, rifarei questa esperienza senza esitazione – aggiunge Carletti –. Prima di rientrare l’emozione è stata forte, condivisa da tutti. Un segno concreto di quanto questa esperienza abbia inciso sul piano professionale e umano».

Responsabile della pubblicazione: Comunicazione

Ultimo aggiornamento: 28/02/2026