Alcol

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Il disturbo da uso di alcol è definito da una serie di sintomi comportamentali e fisici che possono comprendere astinenza, tolleranza e craving (desiderio impulsivo ad assumerne sempre di più).

L’alcol è la sostanza intossicante usata più di frequente e contribuisce in modo significativo alla morbilità e alla mortalità, tant’è che – secondo l’OMS – esso rappresenta il terzo più importante fattore di rischio di morte e di disabilità in Europa, preceduto solo dall’ipertensione e dal fumo, nonché il principale fattore di rischio tra i giovani.

Pur rappresentando una sostanza giuridicamente legale, l’alcol può dare dipendenza, oltre a causare patologie, traumi gravi, incidenti, disturbi mentali e del comportamento. Come tutte le droghe, anche l'alcol ha un potere psicoattivo (è in grado cioè di modificare il funzionamento del cervello). La sua assunzione protratta nel tempo induce assuefazione (per ottenere lo stesso effetto bisogna aumentare la dose).

L'alcol viene assorbito in parte dallo stomaco ed in parte dall'intestino e, se lo stomaco è vuoto, l'assorbimento è più rapido. Può quindi facilmente oltrepassare le membrane cellulari e provocare lesioni, fino alla distruzione delle cellule.

Nello stato di ubriachezza l'alcol nel sangue raggiunge tutti gli organi, cervello compreso, uccidendo migliaia di neuroni, e il danno cerebrale è irreversibile. Con un'ubriacatura si perdono circa 100.000 neuroni, tanti quanti quelli di una giornata di vita.

Importanti studi nazionali ed internazionali confermano la correlazione tra l’elevato consumo di alcol nella popolazione e l’aumento del rischio di mortalità, soprattutto per patologie cardiovascolari quali infarti e malattie coronariche.

L'alcol assimilato passa al fegato, che ha il compito di distruggerlo. Finché il fegato non ha completato la digestione, però, l'etanolo continua a circolare diffondendosi nei vari organi, risultando quindi dannoso per questi ultimi. Se l’alcol è una sostanza dannosa in generale, lo è ancora di più per i giovani (fino all'età indicativa di 20 anni), perché il corpo non possiede ancora gli enzimi destinati alla metabolizzazione dell'alcol. Le bevande alcoliche risultano quindi molto più nocive per un giovane rispetto ad un adulto, perché l'etanolo non può essere scomposto in sostanze più tollerabili.

Per i giovani la famiglia rappresenta l’ambiente di socializzazione primaria, l'individuo si forma facendo riferimento alle figure parentali presenti. È molto importante quindi che in famiglia ci sia da parte dei genitori, al di là delle parole, un "esempio educativo" contrario all’uso di alcol e sostanze psicoattive. L'abitudine al consumo di bevande alcoliche da parte dei genitori influenza infatti il comportamento dei figli.

Le conseguenze che derivano dal consumo di alcol hanno ampie ripercussioni sociali sia rispetto al nucleo familiare vicino al consumatore, sia rispetto alla società. I problemi correlati alla famiglia e all’ambiente lavorativo, gli incidenti stradali, la violenza domestica, rappresentano solo alcuni esempi.

Con il continuo abuso di alcol, può instaurarsi nel tempo anche un legame di dipendenza fisica e psicologica, con la comparsa di sintomi di astinenza qualora si riduca o se ne interrompa bruscamente l’assunzione. L'organismo infatti impara a prepararsi a riceverne gli effetti depressivi sul Sistema Nervoso con un'azione di eccitazione. Se però l'azione sedativa dell'alcol viene improvvisamente a mancare, l'organismo rimane spiazzato e si verifica uno squilibrio (astinenza). La persona tende ad avere quindi un comportamento irrequieto, aggressivo e ansioso se non ne assume.